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OPERAI












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TEXT CACHED
Gli operai si accorsero di aver sbagliato i calcoli, e si persuasero che i dirigenti dei partiti socialisti li avevano venduti per pochi denari.
L’internazionalismo del movimento operaio come premessa della vittoria della rivoluzione comunista La rivoluzione comunista può vincere soltanto come rivoluzione mondiale.
Supponiamo che lo Schulz dica ai suoi operai: «Amici! Difendetemi con tutte le vostre forze! Arrecate tutti i danni che potete alla fabbrica di Petrof, alla sua persona, ai suoi operai, ecc.
Gli operai sotto il capitalismo di Stato divennero gli schiavi bianchi dello Stato oppressore.
Negli Stati Uniti il numero dei disoccupati fra gli operai organizzati crebbe nella seguente misura: nel giugno 1907 l'8,1 per cento; nell'ottobre il 18,5 per cento; nel novembre il 22 per cento; nel dicembre il 32,7 per cento (nell'industria edile il 42 per cento, nell'industria dell'abbigliamento il 43,6 per cento, nell'industria del tabacco il 55 per cento); s'intende che la disoccupazione generale, compresi i non organizzati, era molto maggiore.
In Siberia i generali controrivoluzionari fecero massacrare migliaia di comunisti ed operai.
È vero che anche le condizioni degli operai si sono migliorate con lo sviluppo del capitalismo, e che fino al principio del secolo XX la media dei salari salì.
Il ciò appunto consiste l'inganno del proletariato per mezzo delle ideologie pacifiste, il cui scopo è quello di distogliere la classe operaia dalla lotta armata per il comunismo.
Noi vediamo che il tenore di vita degli operai è rimasto quasi immutato.
Soltanto quando gli sfruttatori saranno del tutto eliminati e la loro resistenza repressa, quando la borghesia non avrà più nessuna possibilità di nuocere alla classe operaia, la dittatura proletaria potrà diventare più mite.
Durante la guerra il numero delle operaie crebbe a dismisura.
La causa precipua dello sfacelo della II Internazionale era dunque dovuta al fatto che la politica coloniale e la posizione monopolistica dei maggiori trusts capitalistico-statali legavano gli operai e soprattutto le «aristocrazie» della classe operaia allo Stato imperialista della borghesia.
Anche i dirigenti delle organizzazioni operaie, la burocrazia sindacale ed i rappresentanti parlamentari, che occupavano posticini più o meno comodi ed erano abituati ad un'attività «pacifica», e «legale», caddero nella pania tesa dalla borghesia.
Durante il dominio dei social-rivoluzionari e menscevichi in Russia, le prigioni e carceri erano colme di operai e contadini, ed i generali decimarono interi reggimenti per indisciplina.
Le masse operaie non erano abituate - e non ne avevano neppure l'occasione - a condurre una lotta su scala internazionale.
Il latifondista che conduce la sua azienda come l'industriale la sua fabbrica, il grande contadino, il medio contadino, il contadino povero, che deve spesso andare a lavorare dal grande proprietario perché il suo pezzo di terra non gli consente di vivere, corrispondono nell'industria al grande capitalista, al medio proprietario di officina, all'artigiano, al lavoratore a domicilio ed all'operaio salariato.
Infatti sotto la pressione della classe operaia tutti i partiti degli sfruttatori si uniscono in un unico esercito, alla cui testa si mette generalmente il partito più energico.
A mano a mano che nella società capitalistica vengono inventate nuove macchine più perfezionate, a mano a mano che sorgono fabbriche sempre più grandi e cresce la quantità dei prodotti, il giogo del capitale diventa sempre più pesante, la miseria della riserva e la dipendenza della classe operaia dai suoi sfruttatori sempre più grande.
Quindi è naturale che egli getti sulla strada quegli operai che non gli danno più il profitto di una volta.
Allora l'operaio considerava la fabbrica del suo padrone quasi come la sua; il padrone non era il nemico per lui, ma il «fornitore di lavoro».
È stata necessaria la guerra per insegnare alla classe operaia che non le conviene assecondare la politica del proprio Stato borghese, ma che è anzi suo dovere di abbattere in blocco questi Stati borghesi e di accingersi all'instaurazione della dittatura proletaria.
Di questa abbondanza l'operaio sentì una sola conseguenza: la disoccupazione con tutte le sue miserie.
Quando la borghesia soffoca movimenti operai, essa consolida l'ordinamento sociale capitalista.
Le invenzioni tecniche progrediranno nel regime comunista meglio che in quello capitalista, poiché tutti godranno di buona cultura, ed avranno la possibilità di sviluppare le proprie capacità inventive, mentre nella odierna società molti operai intelligenti debbono vivere nell'ignoranza.
La guerra civile non è l'invenzione od il capriccio di un partito politico, ma la forma in cui si manifesta la rivoluzione, la quale doveva fatalmente scoppiare poiché la guerra imperialista ha finalmente aperto gli occhi alle masse operaie.
Per esempio ai tempi in cui operaio e padrone sedevano ancora al medesimo tavolo.
E nello stesso tempo aumenta la miseria e l'oppressione della classe operaia.
, non sono altro che trusts capitalistici di Stato, potenti organizzazioni dei grandi banchieri e magnati industriali, che dominano e sfruttano milioni di operai, schiavi salariati.
Se gli Stati borghesi non sono riusciti a strangolare la Russia dei Soviet ciò è dovuto al fatto che la loro situazione interna non permetteva ai capitalisti di continuare la guerra contro la volontà delle masse operaie che reclamavano il ritiro delle truppe dalla Russia.
Ma la guerra che gravava con tutto il suo peso sulla classe operaia doveva inevitabilmente provocare l'esasperazione delle masse proletarie.
Vi troviamo operai cinesi e giapponesi provenienti da classi contadine andate in rovina, giovani contadini venuti dalla campagna, artigiani e piccoli negozianti rovinati; vi troviamo però anche operai metallurgici, tipografi e tessitori che hanno lavorato per molti anni nelle fabbriche e ne sono stati licenziati per fare posto a nuove macchine.
Nel frattempo l'antica borghesia si sarà fusa a poco a poco col proletariato, lo Stato operaio andrà lentamente morendo e l'intera società si trasformerà in una società comunista senza alcuna divisione di classi.
La borghesia tedesca ed austriaca ha dimostrato sufficientemente la sua natura cannibalesca, facendo impiccare su apposite forche trasportabili migliaia di operai e contadini ucraini da loro depredati, ed i loro propri connazionali, i nostri compagni tedeschi ed austriaci.
Ognuno comprenderà che al capitalista conviene di far lavorare l'operaio più che è possibile e di pagarlo il meno possibile; l'operaio invece ha l'interesse di lavorare il meno possibile e di ricevere il salario più alto possibile.
Gli operai non combattono più soltanto la borghesia del proprio paese, ma lo Stato operaio conduce una guerra vera e propria contro gli Stati capitalistici.
Queste condizioni portano con sé il dissolvimento della famiglia operaia.
Se per esempio la classe operaia di un paese si impadronisse del potere, mentre negli altri paesi il proletariato non per paura ma per convinzione resta soggetto al capitale, quel paese sarebbe ben presto sopraffatto dagli Stati capitalistici.
Quei dirigenti del movimento, che ebbero una più chiara visione dell'andare delle cose, insistevano sopra una stretta unione e collaborazione di tutte le organizzazioni operaie.
Perciò gli operai tedeschi non riuscirono negli anni 1918-1919 a vincere la borghesia, malgrado una serie di insurrezioni.
L'abc del comunismo
Ma se per la vittoria del comunismo è necessaria la vittoria della rivoluzione mondiale ed il reciproco aiuto degli operai ciò significa che la condizione indispensabile della vittoria è la solidarietà internazionale della classe operaia.
Come nelle lotte economiche la vittoria degli operai dipende dalla compattezza della loro organizzazione e dalla loro solidarietà, così anche nella lotta per la conquista del potere i lavoratori dei vari paesi capitalisti non possono riportare la vittoria se non combattono in file serrate, se non sentono di essere una sola classe, unita da comuni interessi.
Essi sostennero per esempio, la necessità di un'unità d'azione fra sindacati e partito politico, e che perciò i sindacati non dovessero essere «neutrali» (cioè politicamente indifferenti) ma dovessero collegare la loro azione con quella del partito della classe operaia.
La monarchia austro-ungarica soffocò la ribellione degli operai e contadini ucraini e ceco-slovacchi.
La coscienza delle masse operaie ha raggiunto un così alto grado di sviluppo, che esse non sono più disposte né a lavorare né a combattere per gli interessi dei capitalisti, per la conquista di terre straniere e di paesi coloniali.
475 Nell'anno 1886 c'erano, su ogni cento operai tessili occupati nelle fabbriche, 70 operai lavoranti a domicilio, negli anni 1894-95 soltanto 8.
Negli ultimi tempi sono stati creati nel movimento operaio nuovi organismi di lotta; i più importanti fra questi sono i consigli di operai, dei quali parleremo più tardi.
Ma durante la guerra, quando gli operai in seguito al tradimento erano ormai divisi, il capitale si scaraventò su di essi con feroce violenza.
È naturale che la crescente disuguaglianza dovrà condurre tosto o tardi al cozzo tra capitalisti ed operai.
La dipendenza del proletariato, la riserva industriale, il lavoro delle donne e dei fanciulli Sempre maggiori masse popolari si trasformano sotto il regime capitalista in operai salariati.
Il capitale diventerebbe sempre più «democratico» ed in ultimo scomparirebbe senza rivoluzione la differenza fra capitalista ed operaio.
Questa guerra non viene condotta al fine di conquiste e di rapine, ma per la vittoria del comunismo, per la dittatura della classe operaia.
Nel 1903 le fabbriche che occupavano più di 100 operai costituivano il 17 per cento di tutte le fabbriche ed occupavano il 76,6 per cento degli operai industriali.
Si introduce un maggior numero di macchine, si assumono nuovi operai.
Coloro che pensano in questo modo (come, per esempio, i Menscevichi, i quali strillano contro gli orrori della guerra civile) retrocedono da Marx ai socialisti antidiluviani, i quali si illusero che i capitalisti potessero intenerirsi per le condizioni della classe operaia.
Nessuna meraviglia quindi se gli Stati capitalistici cominciarono ad accollare alla classe operaia enormi imposte, sia dirette che indirette, facendo in questo modo salire i prezzi dei generi di prima necessità.
Ma già d'allora era evidente che da una parte gli enormi sacrifici imposti alla classe operaia avrebbero provocato la ribellione del proletariato, e dall'altra parte la borghesia non sarebbe stata capace di comporre gli antagonismi che tengono divisi i vari gruppi nazionali, e di assicurare una pace duratura.
La classe operaia ha il compito di distruggere lo Stato della borghesia e non di difenderlo.
Spesso un'azienda che per estensione di terreno non è grande, è in realtà ricca di capitali ed occupa un grande numero di operai (per esempio i giardini ed orti nei dintorni delle grandi città).
La classe operaia fu in tutti i paesi - nei monarchici come nei democratici - esposta alle più inaudite persecuzioni.
Gli operai di Schulz hanno avuto, è vero, in seguito all'aumento del salario un piccolo vantaggio effimero, ma più tardi essi perdono anche questa piccola conquista.
Nel 1905 essi mormoravano contro l'autocrazia, ma in fondo temevano più gli operai e contadini.
, mentre per la remunerazione degli operai viene spesa una sempre più piccola parte del capitale.
Via via che la lotta di classe veniva accentuandosi, tutte le forme del movimento operaio dovevano convergere verso un'unica meta: l'abbattimento del dominio borghese.
La classe operaia non diventa però soltanto numericamente più forte ma diventa anche sempre più compatta.
Questa lega rappresenta il tentativo di organizzare un enorme trust mondiale che dovrebbe abbracciare l'intero nostro pianeta, sfruttare il mondo intero e reprimere nel modo più efficace la rivoluzione della classe operaia.
I comunisti poggiano esclusivamente sulla classe operaia, mentre i «Socialdemocratici» hanno le loro basi nella «aristocrazia operaia», negli intellettuali, nell'artigianato e nei piccoli bottegai, insomma nella piccola borghesia.
Infatti il comunismo significa per essa la perdita della sua posizione dominante, la perdita della «libertà» di spremere il sudore ed il sangue della classe operaia, la perdita del diritto ai profitti, alle rendite, agli interessi, ecc.
Gli uni e gli altri sostengono che gli operai diverranno sempre più ricchi e potranno diventare anche piccoli capitalisti.
In una parola, essi si sono dimostrati in tutti i paesi i carnefici della classe operaia.
La fabbrica aveva la stessa struttura organica come il reggimento dell'esercito borghese: di sopra i ricchi che comandano, di sotto i poveri, gli operai, i piccoli impiegati che ubbidiscono; fra mezzo gli ingegneri, i sottufficiali, gli alti impiegati.
E questo potere organizzato è appunto lo Stato operaio dittatoriale.
Questi operai ragionavano così:» Se la nostra industria possiede mercati di vendita nelle colonie africane, questo è un vantaggio anche per noi.
In questa lotta si sono sviluppate tre forme principali dell'organizzazione operaia: i sindacati che uniscono gli operai secondo mestieri; le cooperative, generalmente di consumo, che si propongono il compito di liberare il proletariato dallo sfruttamento intermediario; ed infine i partiti politici della classe operaia (partiti socialisti, socialdemocratici, comunisti) i quali hanno scritto sulla loro bandiera la lotta per il dominio politico della classe operaia.
Nell'odierna società le cose stanno così: se uno ha imparato il mestiere del calzolaio, egli non farà in tutta la sua vita altro che scarpe e non vedrà altro che le sue forme; se è pasticciere, non farà in tutta la sua vita altro che paste; se è direttore di fabbrica non farà altro che amministrare e comandare; se è semplice operaio dovrà in tutta la sua vita ubbidire ed eseguire gli ordini degli altri.
Dove va a finire la vita di famiglia se la madre e spesso anche il fanciullo debbono andare all'officina? La donna che va a lavorare in fabbrica, che diventa un'operaia, è come l'uomo esposta a tutte le miserie della disoccupazione.
S'intende non a tutti, ma soltanto agli operai qualificati.
I Socialrivoluzionari costituzionali, riusciti ad impossessarsi di Ufa, del territorio al di là del Volga, e della Siberia, vennero ventiquattro ore più tardi soppiantati dal generale Kolciak che poggiava sui capitalisti e latifondisti, e che sostituì la dittatura degli operai e contadini con quella dei latifondisti e borghesi.
Se fino allora lo Stato operaio sarà necessario, invece nella società comunista già sviluppata, in cui le tracce del capitalismo saranno state già completamente cancellate, anche il potere statale del proletariato scomparirà.
Nella storia del movimento operaio troviamo anche altri casi in cui gli operai cooperarono con i loro sfruttatori.
Se questa centralizzazione della produzione non esistesse, ed il proletariato si impadronisse del potere in un momento in cui la produzione fosse ancora sparpagliata in centinaia di migliaia di piccoli laboratori con due-tre operai, sarebbe impossibile organizzare la produzione su base sociale.
Ma dato il modo come stanno le cose nella società capitalistica, gli operai non possono avvicinarsi ai capitalisti ma si staccano sempre più da essi.

Attualmente la classe operaia è lontana dal capitalista come il cielo dalla terra.
La classe operaia (il proletariato) rappresenta la classe «che non ha nulla da perdere, fuorché le sue catene».
In sostanza gli operai lavorano qui per l'intera società, il lavoro è, come si suol dire, socializzato.
Questa sua presunzione ed ambizione lo avvicina spesso più agli sfruttatori che alla classe operaia, benché anch'egli sia povero in canna.
Nell'Europa e nell'America l'industria si sviluppava rapidamente, e la lotta della classe operaia assumeva forme più o meno pacifiche.
Questi strati della classe operaia vennero corrotti col denaro dal capitale.
Il governo zarista fece mitragliare gli operai, organizzò pogromi di ebrei e commise altre barbarie.
Ma la macchina sostituisce generalmente l'operaio, rende superflua una parte degli operai.
Quelli più ricchi invece aumentano la loro proprietà, migliorano i loro mezzi di produzione, assumono altri operai, - insomma diventano imprenditori, capitalisti.
Questi sono i partiti che desiderano dappertutto il ritorno del vecchio ordine, del dominio dei latifondisti, dello Zar, il predominio dell'aristocrazia feudale, e il completo asservimento dei contadini e degli operai.
La produzione industriale soffre soprattutto pel fatto che i migliori operai vengono mobilitati per difendere il suolo della repubblica proletaria contro le armate bianche della controrivoluzione.
I socialpatrioti tedeschi andarono già sotto Guglielmo al governo (Scheidemann), aiutarono l'imperialismo tedesco a soffocare la rivoluzione finlandese ed a depredare l'Ucraina e la Grande Russia; membri del partito socialdemocratico tedesco (Winnig a Riga) diressero i combattimenti contro operai russi e lettoni; i socialpatrioti assassinarono Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg e soffocarono nel sangue le insurrezioni degli operai comunisti a Berlino, Amburgo, Lipsia, Monaco, ecc.
Gli operai diventano sempre più numerosi e si stringono sempre più insieme.
Il «libero» operaio salariato divenne proprietà dello Stato, fu costretto a farsi uccidere sui campi di battaglia, non per la propria causa, ma per quella dei suoi nemici, o ad esaurirsi sul lavoro, ma non pel proprio interesse bensì per quello dei suoi sfruttatori.
E tutti gli Stati insieme aggrediscono la Repubblica dei vittoriosi operai russi.
Già nel 1902 le grandi aziende occupavano quasi la metà (il 40 per cento) degli operai industriali.
Con lo sviluppo del capitalismo cresce perciò non soltanto il numero, ma anche la compattezza della classe operaia.
Un fenomeno che sta in intima relazione con la disoccupazione dell'operaia è la prostituzione.
Essi vennero privati del diritto di sciopero, mobilitati e militarizzati; chi si dichiarò contrario alla guerra venne subito condannato per alto tradimento; in molti paesi gli operai perdettero il diritto di libertà di scelta del lavoro e del luogo del lavoro.
Ma quando la classe operaia si accinge a realizzare i suoi interessi comunisti ed attacca la borghesia, allora questa si allea coi latifondisti contro il proletariato.
Se noi prendiamo per base della capacità di acquisto del salario (cioè la quantità di prodotti di prima necessità che l'operaio può comperare) in rapporto al loro prezzo negli anni 1890-1899 la cifra 100, tale capacità d'acquisto si presenta come segue: nel 1890-1899, 98,6; nel 1895, 100,6; nel 1900, 103,0; nel 1905, 101,4; nel 1907, 101,5.
Il capitale rinsalda il suo dominio sulla classe operaia mettendo sul lastrico gli operai superflui e creandosi in questo modo una riserva di mano d'opera.
Gli operai vennero privati del diritto di sciopero, ed il minimo loro atto di protesta spietatamente represso.
Gli «indipendenti» della Germania, durante le insurrezioni proletarie a Berlino, fecero la parte dei traditori, contribuendo coi loro tentativi «conciliativi» alla disfatta della classe operaia; fra gli «indipendenti» vi sono molti fautori delle collaborazioni coi maggioritari.
Dato il continuo decrescere delle classi medie, il numero degli operai esorbita i bisogni del capitale, ed incatena l'operaio al capitale.
Le parole d’ordine della difesa nazionale e del pacifismo Il tradimento della causa degli operai e della lotta comune della classe operaia venne giustificata dai dirigenti dei partiti socialisti e della II Internazionale col pretesto dovere della «difesa nazionale».
Le prime proteste vennero elevate dalle file degli operai non qualificati ed i vecchi dirigenti invece continuarono ancora per qualche tempo il loro gioco ed il loro tradimento.
Oltre a ciò le donne e i fanciulli non possono opporre al capitalista una resistenza così forte come gli operai.
Insomma noi dobbiamo portare tutti i lavoratori ad una intesa col proletariato e trarli sul terreno della classe operaia.
) ed in guardie rosse (composte di operai e contadini).
Molti operai sono ridotti in misere condizioni e non possono più comperare nemmeno quel poco che essi acquistavano in altri tempi.
Ma finché si combatte la lotta per la vita o per la morte, la classe operaia ha il sacrosanto dovere di sopprimere implacabilmente i suoi nemici.
Egli non può mettersi senza riserve sul terreno della classe operaia e d'altra parte teme il latifondista come il fuoco.
Anarchia della produzione, concorrenza, crisi La miseria della classe operaia aumenta sempre più con lo svilupparsi della tecnica, la quale, invece di essere utile a tutta la società, sotto il capitalismo è apportatrice di maggiore guadagno ai capitalisti e di disoccupazione e rovina a molti operai.
Il Partito socialista francese tre giorni prima dell'inizio della guerra pubblicò un manifesto contro la guerra ed i sindacalisti francesi dissero agli operai nel loro giornale: «Operai, se non siete dei vigliacchi.
È quindi chiaro che già col sorgere della classe operaia doveva iniziarsi la lotta per l'aumento del salario e la riduzione delle ore di lavoro.
I generali Krasnof e Denikin, che godono il benevolo appoggio dell'Intesa, hanno fatto massacrare ed impiccare diecine di migliaia di operai, e per intimidire gli altri lasciarono penzolare gli impiccati per tre giorni dalla forca.
Alla difesa di questo potere statale vennero chiamati gli operai e contadini russi (in realtà non a difenderlo ma ad estendere i suoi confini fino a Costantinopoli ed a Cracovia).
La solidarietà internazionale per gli operai non è un giocattolo od una bella parola, ma una necessità di vita senza la quale la causa della classe operaia è votata alla sconfitta.
Spesso crediamo di trovarci in presenza di tanti piccoli proprietari del tutto indipendenti, ma in realtà si tratta quasi sempre di operai salariati che vanno a lavorare nelle grandi tenute come lavoratori stagionali od anche in città.
Per comprendere lo sfacelo e la ingloriosa morte della II Internazionale, dobbiamo renderci conto delle condizioni, nelle quali si sviluppò il movimento operaio prima della guerra.
operai
Oltre a ciò essa non poggiava ancora sulle larghe masse operaie, ma assomigliava piuttosto ad una associazione internazionale diretta alla propaganda rivoluzionaria.
Come, potrebbe obbiettare qualcuno, la borghesia non perde in tal caso i suoi profitti? Non è ciò forse una nazionalizzazione dei mezzi di produzione? Se tutta la produzione viene messa nelle mani dello Stato, che cosa ci guadagna la borghesia? Ma la borghesia accettò volentieri le nuove condizioni; e non c'è punto da meravigliarsene, poiché i sindacati privati consegnarono tutto ciò, non già allo Stato operaio, ma al proprio Stato imperialista.
Perfino truppe coloniali vennero impiegate contro la classe operaia russa ed ungherese (Odessa, Budapest).
Gli strati semiproletari e proletari appoggiano naturalmente gli operai nella loro lotta contro la borghesia ed i grandi contadini.
Così nacque il movimento comunista della classe operaia.
- Questa classe tende a trarre dalla sviluppantesi «industria nazionale» il maggior profitto possibile, cioè a spremere dalla classe operaia il plusvalore.
Nel 1900 il numero delle operaie costituiva il 25 per cento (cioè un quarto) di tutti gli operai ed operaie industriali, nel 1908 il 31 per cento, cioè quasi un terzo, nel 1912 il 45 per cento; in alcune industrie le donne formano la maggioranza.
I nostri avversari potrebbero qui obiettare: Voi riconoscete dunque che la politica coloniale e l'imperialismo hanno contribuito allo sviluppo dell'industria dei grandi Stati e che alcune briciole sono andate anche a favore della classe operaia.
Nella democratica Svizzera è tutto pronto per il massacro degli operai, ove essi dovessero osare di violare la legge borghese.
Da principio i medi contadini aiutarono gli operai contro i latifondisti e i grandi contadini; più tardi, temendo di stare peggio nella «comune» ed allettati dai grandi contadini, essi presero una posizione ostile verso gli operai: ma quando si affacciò il pericolo d'un ritorno dei latifondisti (Denikin, Kolciak) appoggiarono di nuovo gli operai.
Ma egli crede di essere un «padrone indipendente», ci tiene a non venir confuso con gli operai, ma imita in tutto i «signori», poiché anche egli spera di diventare un signore.
Questi operai lavorano in stretto contatto fra di loro.
Il contadino più povero, rimasto senza cavallo, diventa così operaio salariato; la sanguisuga usuraria, che può tenere operai salariati, diventa latifondista o capitalista.
Lo sfacelo del capitalismo e la classe operaia La guerra accelerò in questo modo al suo inizio la centralizzazione ed organizzazione dell'economia capitalista.
Ma che cosa succede quando il proletariato di un paese o dell'altro si è impadronito del potere? In questo caso esso dispone dell'organizzazione statale, dell'esercito proletario, dell'intero apparato del potere, e conduce una aspra lotta contro la propria borghesia che cerca, per mezzo di congiure e di rivolte, di strappare il potere alla classe operaia.
La lotta della classe operaia fu spesso accompagnata da sconfitte.
In tutti i paesi dove l'ordinamento capitalista si sviluppava, le masse operaie si persuasero della necessità di farla finita col capitalismo stesso.
In altri tempi esistevano numerosi piccoli e medi capitalisti, molti dei quali stavano in stretta relazione con gli operai e non vivevano molto meglio di loro.
Dappertutto si chiudono le fabbriche e le officine, la disoccupazione aumenta all'estremo, le condizioni degli operai peggiorano.
Dopo la rivoluzione di febbraio i cadetti si misero alla testa di tutti i partiti che combattevano il partito della classe operaia, cioè i Bolscevichi (comunisti).
Ogni grande fabbrica raccoglie entro le sue mura migliaia, spesso diecine di migliaia di operai.
Mentre i capitalisti si godono i loro soprapprofitti, la classe operaia deve sopportare gravose imposte per coprire le spese di guerra.
E se gli operai di Schulz, entrati in sciopero, chiederanno la solidarietà degli operai di Petrof, questi ultimi potranno loro rispondere: «Che cosa volete da noi? Prima ci avete giuocato un brutto tiro ed ora venite a chiedere un aiuto da noi? Andatevene!» Così uno sciopero comune non può effettuarsi, e la disunione degli operai rafforza la posizione del capitalista.
Nessuna meraviglia, quindi, se nel momento decisivo l'attaccamento allo Stato imperialista ebbe il sopravvento sulla solidarietà internazionale della classe operaia.
I danni maggiori riportò naturalmente la classe operaia e quella dei contadini.
Il capitalismo di Stato, che unendo ed organizzando la borghesia ne aumenta il potere, indebolisce per conseguenza la forza della classe operaia.
In Germania, ove esiste un proletariato progredito, non esisteva prima della guerra un partito combattivo della classe operaia come quello dei comunisti russi (Bolscevichi).
Noi dobbiamo perciò domandarci se la classe operaia ha veramente una patria sotto il dominio del capitalismo.
Da ciò la necessità per ogni grande Potenza di mantenere un forte esercito, non soltanto per le colonie e per tener soggetti i propri operai, ma anche per la lotta contro i propri compagni in brigantaggio.
Poco tempo dopo Carlo Liebknecht lanciò apertamente la parola d'ordine della guerra civile e chiamò la classe operaia all'insurrezione armata contro la borghesia.
Dall'esame dello sviluppo dell'ordinamento sociale capitalista possiamo quindi trarre le seguenti conclusioni: il numero dei capitalisti diminuisce, ma essi diventano sempre più ricchi e potenti; il numero degli operai aumenta sempre più ed aumenta anche la loro compattezza, sebbene non nella stessa misura; la differenza fra il tenore di vita dei capitalisti e degli operai diventa sempre più stridente.
Da questo confronto si vede come la società capitalista possa mantenersi soltanto finché l'operaio-soldato si subordini al latifondista-generale e finché l'operaio industriale ubbidisca agli ordini del direttore che percepisce un favoloso stipendio, od a quelli del proprietario che intasca il plusvalore.
In America la borghesia linciò gli internazionalisti e condannò a dure pene i migliori militanti della classe operaia.
In tali condizioni la lotta, che va sempre più inasprendosi, deve inevitabilmente finire con la vittoria della classe operaia.
Essi hanno voluto dimostrare che l'operaio nella società capitalistica vivrà sempre meglio.
Ma siccome nella società capitalistica la mano d'opera è generalmente a buon mercato, le cattive condizioni della classe operaia diventano un ostacolo al miglioramento tecnico.
Ma alcuni gruppi di socialisti onesti intuirono fin dal principio della guerra che la «difesa della patria» e la «pace civile» avrebbero legato mani e piedi al proletariato e che quelle parole d'ordine sarebbero state un vero tradimento verso la classe operaia.
Questi, dopo aver vinto il concorrente, rivolge le sue armi contro gli operai disuniti.
La stessa storia racconta il Petrof ai suoi operai.
Gli operai, che prima erano occupati nella fabbrica, diventano disoccupati.
Ora supponiamo che tutte le imprese abbiano su per giù la stessa forza: esse avranno presso a poco la stessa produzione, le stesse macchine, lo stesso numero di operai, e quindi anche il prezzo di costo sarà uguale per i concorrenti.
Quando una tale associazione vuole arricchirsi a spese di un'altra, essa trova modo di ottenere il consenso degli operai col denaro.
Infatti le condizioni degli operai peggiorarono sempre in confronto a quelle dei capitalisti.
Tutto ciò era stato escogitato per imbottire i crani degli operai.
Durante le crisi peggiorano ancora di più le già cattive condizioni della classe operaia.
L'introduzione di ogni nuova macchina significa il licenziamento di una parte degli operai.
Ma dal momento in cui le masse lavoratrici cominciano a riconoscere di non essere altro che pedine nelle mani dei loro nemici, cominciano pure a spezzarsi le fila che legano il soldato al generale, l'operaio all'industriale.
Allorché i grandi paesi si trasformarono in «trusts capitalistico-statali» gli operai diedero prova dinanzi ad essi dello stesso attaccamento, che li aveva già legati ai singoli padroni.
I medi contadini seguirono ora il partito degli operai, i bolscevichi (comunisti), ora quello dei grandi contadini ed usurai - i socialrivoluzionari.
Se la disuguaglianza scomparisse e le condizioni economiche degli operai si avvicinassero a quelle dei capitalisti, potrebbe naturalmente regnare pace e fratellanza sulla terra.
La I Internazionale raccoglieva molti dirigenti del movimento operaio dei vari paesi ma difettava di unità ed omogeneità.
Gli operai cominciarono a pensare al modo come questo ordinamento odioso potesse venire sostituito con un ordinamento di lavoro giusto e fraterno.
Il movimento operaio comunista non può vincere che come movimento comunista internazionale.
Qualsiasi assemblea nazionale, nella quale i capitalisti seggano accanto agli operai, diventa un assurdo; come è mai possibile che essi collaborino «pacificamente» nell'assemblea, mentre sulle strade combattono i loro compagni di classe colle armi in pugno? Nella guerra civile, una classe si leva contro l'altra.
Le persecuzioni sofferte dalla classe operaia durante la guerra sono state chiaramente messe in luce dalla risoluzione dell'Internazionale comunista sul terrore bianco: «Le classi dominanti, che hanno disseminato sui campi di battaglia più di 10 milioni di morti, instaurarono subito al principio della guerra anche nell'interno dei propri paesi un regime di brutale dittatura.
Una parte degli operai e fra essi anche i dirigenti, sempre più si abituarono all'idea, che anche la classe operaia fosse interessata alla politica coloniale e che essa dovesse perciò assecondare le iniziative e le azioni della propria borghesia tendenti a dare sviluppo e prosperità a «questo interesse di tutta la nazione».
E come non è più possibile ristabilire la disciplina capitalista del lavoro e costringere l'operaio a lavorare per il capitalista o per il latifondista.
E questa «propria» borghesia seppe guadagnare una parte della classe operaia, e specialmente gli operai qualificati, alla sua politica coloniale.
Il partito comunista e le classi nella società borghese Perché in un paese il proletariato possa vincere, è necessario che esso sia compatto ed organizzato, che esso possegga il suo partito comunista, il quale deve avere una esatta comprensione dello sviluppo del capitalismo, delle condizioni politiche e dei reali interessi della classe operaia, che esso ha il compito di illuminare e di condurre alla lotta.
Può darsi che dapprima egli conceda qualche aumento di salario ai suoi operai, ma più tardi egli si rimangerà tutte le promesse fatte.
Perciò la classe operaia è la classe più progressiva della società capitalistica.
Se i medi contadini comprendessero che per la maggioranza di essi non vi è via d'uscita nel regime capitalista, che soltanto pochi possono diventare ricchi mentre i più debbono condurre una vita stentata, essi aiuterebbero risolutamente gli operai.
In altri tempi, quando si lavorava ancora a mano, la spesa per l'attrezzatura era minima, e quasi l'intero capitale veniva impiegato nella paga degli operai.
Il capitalista non si cura già di procurare a tutti del lavoro e di fornire tutti del necessario, ma si preoccupa soltanto di spremere dalla classe operaia il maggior profitto possibile.
Gli operai cessano di ubbidire ai loro padroni, i soldati ai loro ufficiali, gli impiegati ai loro superiori.
Il nuovo esercito non può essere che l'opera del proletariato, come la nuova disciplina del lavoro non può venir realizzata che dalla classe operaia.
Engels scrisse nella prefazione al «Manifesto comunista» che sotto il termine di «Socialismo» (a suo tempo) si doveva intendere il movimento degli intellettuali radicali, mentre il termine di «Comunismo» denotava il movimento della classe operaia.
Mentre da una parte degli operai il capitale spreme coll'ausilio della macchina un maggiore profitto, l'altra parte si trova sul lastrico.
Essi rappresentano gli interessi e le aspirazioni, non già della classe operaia ma del cosiddetto «Lumpenproletariat», del proletariato dei vagabondi, che soffre sotto il regime capitalista, ma che non è capace di un lavoro creativo indipendente.
Sotto la dittatura della classe operaia esso è una organizzazione degli operai, sotto il dominio della borghesia è una organizzazione di imprenditori, come un trust o un sindacato.
La classe operaia dovrà lottare ancora lungamente contro i suoi nemici, soprattutto contro le eredità del passato, come l'ozio, la negligenza, gli istinti antisociali e criminali.
Essi vedono come ogni operaio è l'amico ed il compagno dell'altro.
In tal caso la produzione è organizzata, nessun capitalista combatte l'altro, ed alla concorrenza è sostituito lo sfruttamento in comune della classe operaia, ridotta in semischiavitù.
In Russia il numero delle operaie crebbe sempre più.
Nel 1907 l'operaio americano non ha potuto acquistare più viveri, vestiario, ecc.
In questo modo gli operai di tutti i paesi vennero abbandonati all'arbitrio della borghesia.
A misura che la rivoluzione russa incitava col suo esempio gli operai degli altri paesi alla rivolta, il capitale internazionale si organizzava sempre più contro la rivoluzione, e cercava di stringere contro il proletariato una alleanza di tutti i briganti capitalisti.
Nei tempi di pace il capitalismo affogava nell'abbondanza di prodotti, che non andavano però a beneficio degli operai, i quali non potevano acquistarli per mancanza di denaro.
Ma la guerra addossò agli operai tali oneri, che la lotta di classe dovette trasformarsi in una guerra civile degli oppressori, in quella che Marx chiamò l'unica giusta guerra.
Marx si esprime esplicitamente a questo riguardo nel «Manifesto comunista»: «gli operai non hanno patria» Perché? Per la semplice ragione che sotto il dominio del capitalismo essi non dispongono di alcun potere, dato che l'intero potere si trova nelle mani della borghesia, e perché nella società capitalistica lo Stato non è altro che un mezzo di oppressione e di asservimento della classe operaia.
Quanto maggiore è lo sviluppo della tecnica nel regime capitalista, tanto più opprimente diventa il giogo del capitale per l'operaio, al quale riesce sempre più difficile trovare lavoro.
L'esistenza di questa riserva industriale e la continua disoccupazione permettono ai capitalisti di accentuare la dipendenza e l'oppressione della classe operaia.
I traditori della classe operaia non riescono a superare la repubblica borghese, mentre noi moviamo verso la realizzazione del comunismo.
Soltanto col correre del tempo gli operai delle diverse fabbriche cominciarono ad unirsi contro tutti i padroni.
Nel 1864 nacque «l'associazione operaia internazionale» ossia la I Internazionale, diretta da Carlo Marx.



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Oltre 400 lavoratori si sono quindi formati nei corsi gestiti dall' ESIEA, finanziati dal FSE e con fondi propri dell' Ente.
Per quanto riguarda i programmi futuri, l'obiettivo primario è quello di valorizzare sempre di più una struttura, che oggi più di ieri, assume una rilevanza prioritaria nel processo di costruzione di nuove figure professionali che rispondono sempre meglio alle necessità degli associati, ma più complessivamente al mondo delle imprese; una scuola per gli operai edili, ma anche per i dipendenti tecnici ed amministrativi delle imprese, per i quadri, e per gli stessi imprenditori.
Una scuola che, sulla base dell'esperienza e della professionalità acquisita, è in grado di fornire, su questioni di grande importanza come la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro, un prodotto formativo di qualità, anche agli Enti locali, agli ordini professionali, e al mondo più vasto delle arti e dei mestieri.
Dal 1983 la Scuola ha svolto un'attività formativa rispondente alle più diverse esigenze del mondo delle arti e dei mestieri; in particolar modo l' ESIEA ha realizzato corsi per: Posatore pavimenti vinilici e linoleum¸ Posatore prefabbricati leggeri; Muratore Polivalente; Ferraiolo carpentiere; Operatore macchine edili; Operatore piastrellista-idraulico; Geometra tecnico di cantiere; Ragioniere addetto alla contabilità aziendale; Tecnico del restauro e del recupero dei Centri Storici.
In questo quadro la Scuola Edile, attenta al processo di recepimento delle normative comunitarie in materia di sicurezza sul lavoro, ha elaborato un pacchetto formativo modulare sui temi della sicurezza sia sul decreto legislativo 626/94 che sulla direttiva sui cantieri mobili D.
scuola e corsi operai
E.S.I.E.A. Ente Scuola per l'Industria Edilizia ed Affini - Agrigento
La politica che si intende adottare è quella di ridurre al minimo i costi a carico delle aziende per i corsi non finanziati dal Fondo Sociale Europeo, a prezzi fortemente competitivi, sia per i corsi sulla 626 che per i corsi sulla 494 ( rivolti a Ingegneri, Architetti e >Geometri), comprendendovi la fornitura di tutto il materiale attinente il corso.
L' ESIEA ha inoltre sviluppato una idonea politica formativa nel settore dei beni culturali e monumentali, infatti i corsi di Tecnico del restauro e del recupero dei Centri storici e di Addetto agli scavi archeologici rappresentano uno dei settori formativi di maggior interesse, che, nel corso degli anni, ha portato decine di allievi ad avvicinarsi alle tematiche della lavorazione della pietra, in una logica di potenziale occupazione nell'ambito di una diffusa politica di recupero dei centri storici.
L'Ente Scuola Edile è stato costruito il 14 luglio 1983, dalle parti contraenti il CCNL Edili, e cioè la sezione degli imprenditori edili aderenti all' Unione Industriali e le organizzazioni sindacali di settore Feneal-Uil - Filca-Cisl - Fillea-Cgil.
Per garantire la più alta diffusione possibile delle tematiche riguardanti la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro, il Consiglio di Amministrazione dell' Ente ha approvato, dopo un preventivo accordo tra le parti, una delibera nella quale si stabilisce che d'intesa con il CTP, verrà fornito un pacchetto di 8 ore a tutte le aziende, a costo zero, nel quale è prevista direttamente in azienda l'attivazione dei corsi di base di formazione ed informazione Viale Parco del Mediterraneo Fraz.




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Martedì 13 gli operai di Mel hanno fatto qualche ora di sciopero in attesa che le rappresentanze sindacali delineino la strategia da seguire.

Le regioni addotte dall’azienda (che fanno riferimento alla difficile situazione del mercato) e l’assicurazione che a Mel sarà probabilmente sufficiente bloccare il turn over (senza ricorrere a licenziamenti) non hanno placato la protesta dei sindacati che vedono tradito l’accordo raggiunto solo dieci mesi fa con la mediazione del presidente della Provincia Sergio Reolon (gli operai accettavano un orario più scomodo e l’azienda si impegnava ad assicurare investimenti, formazione, ricerca e sviluppo e anche piena occupazione).
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L'Amico del Popolo On Line



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